La Riviera di San Giulio, a volte menzionata anche come Riviera d'Orta, fu un'entità statale autonoma esistita tra il 1219 ed il 1767 e ripristinata fra il 1815 e il 1815], localizzabile con il bacino del Lago d'Ortacon l'eccezione di Omegna e del suo territorio. (territori attualmente inclusi nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola). Dipendente direttamente dal Sacro Romano Impero, fu infeudata il 20 settembre 1219 al vescovo pro tempore di Novara, che assunse il titolo di conte della Dictio Sancti Iuli, che quindi incarnavano un tipico esempio di Vescovi-Conte del periodo medievale. Il titolo rimase al vescovo anche dopo la cessione volontaria che il cardinale Morozzo, vescovo di Novara, effettuò nel 1817 ai Savoia. Uno stretto e complesso legame aveva caratterizzato per secoli i rapporti dell’episcopato novarese e la Riviera di San Giulio, terra posta in situazione centrale nella diocesi di San Gaudenzio, per cui i presuli novaresi dell’alto medioevo ebbero attenzione tutta particolare, fondata su motivazioni di carattere religioso e di carattere strategico, fino a riuscire a fare di questa terra di rocce e di acque, fortemente intrisa di caratteri di sacralità, posta in un punto nodale della strada che da Novara portava oltralpe, e caratterizzata dalla presenza di una diversa, ma complementare via di transito costituita dal lago, la loro signoria temporale: la Dictio Sancti Iulii. <<Questa piccola regione dicesi la Riviera, perché formata dalle sponde del lago da ogni parte...Sebbene talvolta con altro nome si appelli, correttamente però si dice Lago di San Giulio, e così pure l’Isola, qual nome riesce assai gradevole in causa del santo uomo che onorò tutta la regione>>. Così nel 1612 Carlo Bascapè, presentava nella sua Novaria la regione del Cusio, di cui era, quale vescovo di Novara, anche signore temporale, collegandola con il nome e il ricordo del missionario greco che aveva portato il messaggio cristiano in queste terre e facendo chiaro riferimento alla piccola isola che fronteggia Orta, centro fisico e ideale, vero acrocoro del piccolo stato e da cui, in un certo senso, aveva preso avvio la storia della Riviera. "Dal regno longobardo all’impero sassone

Nei suoi studi relativi alle origini dello stato di San Giulio il novarese Mario Bonfantini, rivisitando la precedente storiografia e analizzando le fonti, giunse, negli anni Sessanta del Novecento, a riflessioni fondamentali che fanno luce sulla situazione istituzionale della Riviera. Agli studi di Bonfantini, nel 1988 è seguito, ampliandoli il fondamentale saggio di Giuseppe Sergi che analizza la Riviera dall’inquadramento pubblico al costituirsi della Signoria vescovile di San Giulio. Viene fatta finalmente chiarezza su un periodo, quello compreso fra il tardo antico e gli avvenimenti legati all’assedio ottoniano del 962, per il quale erano state date versioni differenti e non sempre supportate da una attenta lettura dei documenti. La storiografia più antica sul Cusio ha posto attenzione, in ragione di alcune citazioni contenute all’interno di opere relative al regno longobardo, scritte in epoche ancora relativamente vicine allo svolgersi dei fatti, alla presenza di un ducato che facesse capo all’Isola di San Giulio. Scrivono infatti Paolo Diacono e l’anonimo autore dell’Origo gentis Langobardorum che nel 590 Mimulfo <<dux de insula Sancti Iulii>> (in altri codici si scrive Sancti Iuliani) tradì il suo re, a favore del re franco Childeberto, e permise ai suoi uomini il transito attraverso la via del Cusio: il suo gesto, per sentenza del re Aglilulfo, fu punito con la morte. In merito a questa esecuzione capitale il Cotta, nella sua Corografia, scrive: << Ove ciò si eseguisse non si sa, ed io mosso da poche, lievi congietture, sono di parere che avvenisse nell’isola, imperoché l’anno 1688, nel cavarvisi de’ fondamenti dell’appartamento occidentale, o sia destro, della nuova fabrica del seminario de’ chierici, furono discoperti alquanti sepolcri, assai profondi, in uno solo dei quali, ma degli altri più polito ed onorevole, di tutte l’ossa del corpo umano, che vi giacevano, non mancava che il capo. Da ivi fu estratto un frammento di lapide, sopra del quale io vidi scolpito a caratteri romani barbarizzanti e tiranti al gotico questo nome: MEYNUL. Allora non feci conto di quella pietra, ma adesso mi pento d’averla trascurata>>. Secondo la storiografia locale il sarcofago di Mimulfo è da identificarsi con il plinto di colonna posto nella basilica dell’isola, collocato ai piedi del cinquecentesco bassorilievo che rappresenta la miracolosa navigazione di san Giulio verso l’isola infestata dai rettili, e ancora usato come cassetta per le offerte. Il riferimento a un duca longobardo al cui nome fosse collegato quello dell’isola giuliana, potrebbe riferirsi ad una semplice provenienza o residenza geografica della persona Mimulfo, e non dare per sicura l’esistenza di una circoscrizione territoriale il cui centro sia da collocarsi in tale isola. Tuttavia questa situazione potrebbe non essere improbabile, infatti dalle informazioni che esistono sulla ripartizione in ducati del Piemonte si rileva l’esistenza di centri ducali facenti capo a Torino, Asti e Ivrea. Il Novarese, per logica avrebbe dovuto avere una copertura militare e amministrativa del proprio territorio, non esistono infatti cenni documentari che rimandino sedi ducali a Novara o a Pombia (luogo che in seguito sarà centro di una distrettuazione carolingia), conclude, pertanto il Sergi.

Fonte: Wikipedia


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