Il documento qui presentato è la prima testimonianza scritta dell’esistenza di Pettenasco. Si tratta di una carta iudicati, datata ottobre 892 e rogata in caratteri corsivi longobardi dal notaio Pietro, con la quale Walperto di Pettenasco assicura alla madre Immeldruda la proprietà di due campi nel medesimo luogo, attuando così una disposizione del defunto padre Ambrogione. Pettenasco appare indicato con il termine di vicus, che designa un insediamento rurale del periodo romano; ma da una lettura più attenta di questa carta privata è possibile trarre altri elementi di conoscenza storica. In primo luogo il centro abitato era posto, come oggi, vicino alla riva del lago, allora detto di San Giulio, per la presenza sull’isola di una canonica dedicata all’omonimo santo. Inoltre la carta menziona una via pubblica che scorreva sul territorio del paese; il termine indica inequivocabilmente la strada romana che da Novara portava al Sempione, più tardi detta anche via francisca. L’importante strad non transitava però lungo la riva del Cusio ma scorreva a mezza costa, da Ameno ad Agrano, e pertanto le comunicazioni tra Pettenasco ed i paesi della riviera avvenivano più facilmente per via d’acqua e non per via di terra. L’accenno poi alla festività del mercato, luogo in cui il documento fu rogato, non indica che Pettenasco avesse già da allora la prerogativa di tenere un centro di scambi commerciali, ma ci permette di sapere che l’atto fu realizzato in una località che possedeva tale diritto, allora rarissimo; l’unico ente del medio novarese che potesse a quel tempo tenere mercato una volta al mese era il monastero di San Sebastiano di Fontaneto. Un’altra testimonianza, desumibile però da un atto del 1039; ci informa sulle attività lavorative e sui prodotti del centro lacustre: con quel documento il vescovo di Novara Gualberto cedette ai canonici di San Giulio musto et pisci bus et molendinum de Pictinasco et candelas de mense madio. Gli abitanti dunque esercitavano la pesca, coltivavano la vite e producevano vino, allevavano le api per il miele e la cera; notevole è infine la menzione del mulino, il primo ad essere testimoniato per tutto il Lago d’Orta. La ragione della presenza del molendinum a Pettenasco è connessa con un altro elemento fisico del paesaggio, il torrente Pescone, il cui regime d’acqua permetteva, per mezzo di un sistema di chiuse, di muovere la ruota per azionare le macine. Il breve tratto pianeggiante alla foce del torrente era l’unico luogo adatto di tutta la riviera del Cusio per installare il mulino. Il vescovo Gualperto, cedendolo ai canonici di San Giulio, attribuiva alla chiesa una cospicua fonte di ricchezza e garantiva agli ecclesiastici la possibilità di controllare la macina-zione dei cereali di tutti gli abitanti del lago. Da quel momento la storia di Pettenasco rimase strettamente connessa per tutto il medioevo alle vicende della canonica di San Giulio. Si tratta di una storia scandita dalla quotidianità del lavoro, dalla fatica e dalla fede, che si irrobustivano attorno alla chiesa romanica, mentre gli abitanti erano attratti con perenne alternanza dal lago e dai monti circostanti.


Giancarlo Andenna
(dal libro “Pettenasco Millenaria 892 – 1992” ed. PettenascoNostra, 1992)

 


Una realizzazione    
Copyright © 2011-2013 Medioevo sul Lago d'Orta - Tutti i diritti riservati.
Power by Nani Antonello