Nell’anno del Signore 390 due fratelli provenienti dall’isola greca di Egina, Giulio e Giuliano, introdussero il Cristianesimo sul Lago d’Orta. A San Giulio la tradizione attribuisce anche la costruzione della Basilica sull’isola che porta il suo nome e che divenne il centro della vita civile e religiosa nell’area durante quel lungo periodo conosciuto come “Medioevo”.
Mille anni di storia, che convenzionalmente vanno dalla deposizione dell’ultimo imperatore romano (476) alla scoperta dell’America (1492), che vedono una profonda trasformazione della vita delle popolazioni cusiane, per l’arrivo di nuove genti e la costruzione di nuovi ordinamenti politici e amministrativi. Un millennio che, sempre per convenzione, viene diviso in Alto e Bas-so Medioevo, con l’anno 1000 a segnare lo spartiacque.
Nei primi decenni del VI secolo il vescovo di Novara Onorato fece costruire un castello ben difeso nella diocesi che, secondo vari studiosi, sorgeva proprio sull’isola di San Giulio. Qui, nel 553, moriva e veniva sepolto un altro vescovo novarese, Filacrio. Il nome di origine greca e la sepoltura sull’isola e non a Novara si spiegano ipotizzando che egli si fosse rifugiato sull’isola, facilmente difendibile e probabilmente fortificata, durante la lunga e sanguinosa Guerra Gotica (535-553) che vide le armate dell’impero Romano d’Oriente riconquistare, tra enormi distruzioni, l’Italia occupata alcuni decenni prima dagli Ostrogoti.
Nell’anno 568 i Longobardi invasero l’Italia, conquistandone vaste aree e costituendo un regno, diviso in una trentina di ducati animati da forti tendenze autonomiste. Nel 590 il duca longobardo Mimulfo, che si era insediato sull’isola di san Giulio, venne fatto giustiziare dal re Agilulfo con l’accusa di tradimento per essersi accordato coi Franchi l’anno precedente.
Anche in campo religioso crebbe l’importanza dell’isola di san Giulio, che divenne il centro di una pieve dove si amministravano i sacramenti alle popolazioni che risiedevano nei diversi villaggi sparsi sulle rive del lago.
Tra questi, uno dei primi ad essere citato (in un documento dell’anno 892) è il centro di Pictinascum sulla riva orientale. Da un altro documento, di poco successivo al Mille, sappiamo che all’epoca vi si coltivava la vite, si allevavano le api e si praticava la pesca. Inoltre esisteva almeno un mulino, di proprietà dei canonici dell’Isola di san Giulio, alimentato dalle acque del Pescone.
Nel X secolo gli eventi della grande storia non mancarono di far sentire i loro effetti anche sul lago d’Orta. L’eco delle scorrerie dei predoni Ungari, che flagellarono l’Italia e l’Europa dal 900 al 955, si ritrova nella costruzione di vari castelli durante questo secolo e forse anche nella traslazione delle reliquie di san Giuliano dall’antica chiesa di san Lorenzo alla basilica dedicata al santo sulla sommità dell’altura che sovrasta il paese di Gozzano e dove, dal 1015 è attestata la presenza di un munito castello.
Durante il suo regno (936 – 973) Ottone “il Grande”, Re di Sassonia e Imperatore del Sacro Romano Impero, condusse direttamente o indirettamente varie campagne militari in Italia con lo scopo di ripristinare il potere imperiale sulla penisola.
Nel 957 il figlio di Ottone, Litolfo, strinse d'assedio la fortezza dell'Isola di San Giulio dove si era asserragliato Berengario II d’Ivrea, che si era ribellato ad Ottone e aveva usurpato il titolo di Re d’Italia. Litolfo ottenne la resa del ribelle, imponendo condizioni non eccessivamente onerose. Dopo la morte di Litolfo, forse avvelenato per ordine dello stesso Berengario nel castello di Pombia, Ottone passò le Alpi con una grande armata per sottomettere definitivamente il ribelle.
Non potendo tenere testa al nemico in campo aperto, Berengario arroccò le sue forze nelle fortezze più difendibili del regno. Così, mentre Berengario si rifugiava nell’imprendibile San Leo, la moglie Willa si asserragliava nel castello di san Giulio con il tesoro reale.
Durante il lungo assedio sull’isola nacque Guglielmo da Volpiano, figlio del comandante della guarnigione, destinato ad avere un ruolo di primo piano nel-la riforma religiosa, culturale e architettonica che ebbe come centro l'Abbazia di Cluny ed ebbe tra i vari effetti la diffusione anche in Francia della cultura architettonica romanica e, in particolare, della tecnica della copertura a volta.
Presa per fame la fortezza, Ottone fece scortare sana e salva Willa fino a San Leo perché potesse ricongiungersi col marito. Due anni dopo, comunque, anche San Leo dovette capitolare e Berengario e Willa furono portati prigionieri in Germania.
Nel 962, successivamente alla conquista dell’isola, Ottone che desiderava rin-graziare i canonici che avevano parteggiato per lui, concesse loro varie pro-prietà e diritti nella zona del Lago d’Orta e nel Novarese. Venne così a rafforzarsi la presenza fondiaria e spirituale della Chiesa novarese, che porterà alla nascita, nel 1219, di una vera signoria territoriale sul Lago d’Orta da parte del Vescovo di Novara Oldeberto Tornielli, Conte della Riviera di San Giulio.


Andrea Del Duca
Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone

 


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